Nella foto di copertina, le straordinarie persone presenti al #DesignSprintVenice di Google venerdì 19 maggio 2017. Google Italia · Let.life · Moze · Assist Digital · Travel Appeal · Clairy · Endu · Accenture Digital· Jointly — All pictures courtesy of Tommaso Nervegna.
Nel maggio 2017 siamo stati a Venezia come mentor del #DesignSprintVenice di Google, una tappa del progetto Il Grand Tour d’Italia. Abbiamo lavorato con startup, designer e professionisti per mostrare come usare il Design Sprint per affrontare un’idea di prodotto in modo rapido, concreto e verificabile.
Per noi non è stato un punto di partenza. È stato il risultato di un percorso fatto di tentativi, metodo, errori corretti e molte ore passate a capire come progettare prodotti digitali migliori.
2013 circa. Progettavamo siti web e interfacce con molta attenzione al visual design. Volevamo costruire prodotti belli e utili, ma eravamo ancora un team giovane: sapevamo fare, non sempre sapevamo organizzare bene il lavoro.
Le scadenze strette, i clienti insoddisfatti e la fatica interna ci hanno costretto a guardare il problema con più lucidità. Abbiamo iniziato a studiare Scrum, Kanban e le pratiche agili non come teoria da applicare alla lettera, ma come strumenti per lavorare meglio.
Nel 2014 e 2015 siamo diventati un team di prodotto più organizzato. Lavorare su progetti digitali nuovi significa muoversi dentro una quota inevitabile di incertezza: non tutto può essere definito prima, e spesso le funzionalità davvero importanti emergono mentre il prodotto prende forma.
Questa consapevolezza ci ha portato a cercare un modo migliore per definire l’ambito dei progetti e distinguere ciò che serve davvero da ciò che può aspettare. Jeff Patton e lo Story Mapping sono stati una fonte importante. Nello stesso periodo, anche grazie all’influenza di Jacopo Romei, abbiamo approfondito i contratti agili e il modo in cui possono migliorare la relazione tra cliente e fornitore.
Da lì abbiamo iniziato a proporre percorsi più iterativi: sprint di lavoro, priorità esplicite, decisioni frequenti, meno promesse fragili basate su budget e perimetri fissati troppo presto.
Nel 2016 eravamo più bravi a progettare e costruire. Ma restava un problema più profondo: alcuni prodotti, pur essendo ben realizzati, non trovavano abbastanza aderenza con il mercato o con i bisogni reali delle persone. Il rischio era evidente: investire mesi in design e sviluppo per arrivare a qualcosa che pochi avrebbero usato davvero.
Per questo abbiamo iniziato a studiare Design Thinking e Design Sprint: prima attraverso il lavoro di Thoughtbot, poi attraverso Sprint di Jake Knapp e GV.
Il Design Sprint ci ha dato una struttura chiara per fare una cosa molto utile: esplorare un problema, costruire un prototipo credibile e raccogliere feedback prima di investire nello sviluppo completo. In molti casi ci ha aiutato a confermare una direzione. In altri, a correggerla o fermarla in tempo.
Dopo oltre 15 Design Sprint in sei mesi, Google ci ha coinvolto nel team di mentor per promuovere la metodologia in Italia e aiutare le startup su Product Design e UX Design.
Venerdì 19 maggio 2017 siamo stati a Venezia per il #DesignSprintVenice di Google. È stata un’occasione per lavorare con persone molto preparate e condividere ciò che avevamo imparato applicando il Design Sprint a progetti reali.




Arrivare lì è stato importante, ma il punto non era il riconoscimento in sé. Il punto era il percorso: ogni volta che il nostro modo di lavorare mostrava un limite, abbiamo provato a renderlo più solido.
Il metodo continua a cambiare
E adesso? Continuiamo a far evolvere il modo in cui progettiamo e validiamo prodotti digitali. Usiamo esperimenti di progettazione, prototipi, ricerca con gli utenti e framework come Jobs To Be Done per integrare il lavoro di design dentro cicli di apprendimento più rapidi.
Il Design Sprint è stato una tappa importante, non una formula definitiva. Ci ha insegnato soprattutto questo: quando un team riesce a rendere visibili le ipotesi, costruire qualcosa di concreto e ascoltare feedback reali, prende decisioni migliori. E spesso le prende prima.
