Moze, dieci anni

Celebrando il decennale del nostro studio, raccontiamo come tutto è nato e come tutto continua a cambiare.

Giovanni Zennaro

Partner, CEO

All’inizio di quest’anno Moze ha compiuto dieci anni. In questo decennio abbiamo lavorato per quasi 350 clienti, specializzandoci nella progettazione e nello sviluppo di software web e mobile. Oggi siamo uno studio di 13 professionisti del design e della tecnologia, che affronta alcune decine di progetti all’anno. I nostri clienti sono startup, scaleup e aziende con una particolare vocazione all’innovazione. La nostra base è a Milano, all’interno di Talent Garden, ma il nostro team è distribuito in diverse regioni d’Italia.

Ma com’è cominciato tutto questo?

Torniamo indietro di dieci anni: dopo aver collaborato a lungo quando eravamo ancora studenti, lavorando come freelance a piccoli progetti che univano graphic design, fotografia e sviluppo web, il 23 gennaio 2012 io e Matteo Montolli facemmo il grande passo. Quella mattina andammo a Reggio Emilia per firmare l’atto costitutivo della nostra Srl. Era infatti di Reggio Emilia il notaio che ci aveva fatto il preventivo migliore. La differenza tra quel preventivo e l’importo che ci avrebbe chiesto un qualsiasi notaio milanese fu spesa il giorno stesso per la trasferta, inclusiva di un eccellente bollito di carne accompagnato da buon vino.

Il nostro nuovo status di imprenditori ci richiedeva di darci un tono, e noi ben presto ce lo demmo.

Un tono
Un tono.

L’anno seguente, dopo estenuanti trattative, si unì a noi come socio Sergio Panagia, già nostro cliente come responsabile dei progetti digitali di una società del Gruppo Mondadori. C’era una visione chiara: costruire uno studio di professionisti del design e della tecnologia capaci di sviluppare prodotti web e mobile di qualità per clienti orientati all’innovazione.

Estenuanti trattative.

Scegliemmo come sede l’allora neonato spazio di coworking Talent Garden di via Merano, nell’area nord-est di Milano che da lì a qualche anno sarebbe diventata cool assumendo il nome NoLo.

Negli anni seguenti decine e decine di progetti, tante soddisfazioni e qualche salutare fallimento. Una faticosa fase iniziale in cui abbiamo costruito il nostro network lavorando a tariffe basse per cogliere tutte le opportunità che ci capitavano, a volte anche come terzisti. Poi tante energie dedicate alla costruzione di un posizionamento diverso, più maturo, che ci permettesse di lavorare su pochi progetti di alta qualità, rinunciando all’advertising, alle DEM, ai siti web sviluppati utilizzando template prefabbricati. La decisione di investire sul personale interno, senza mai dare in outsourcing le nostre attività core. La volontà di non ingrandirci a tutti i costi, puntando piuttosto sulla crescita di un team piccolo ed estremamente competente per non perdere la nostra natura artigianale e tenere lontano il più possibile il “modello agenzia”. La scelta di lavorare “senza filtri”: no Project Manager, no Account Manager, il cliente parla direttamente con i partner e con chi disegna o sviluppa il suo software (da qui l’opportunità di investire sulla formazione dei nostri designer e developer anche su temi non tecnici, le cosiddette soft skill). I grandi entusiasmi e i momenti di sconforto, fino alla soddisfazione di vedere che il mercato ha accolto il nostro modello, la nostra idea di studio in modo positivo. Una solida rete di aziende clienti, in crescita anno dopo anno. La gratificazione data dalle collaborazioni lunghe anni e da esperienze brevi di grandissimo valore.

Poi nel 2020 è arrivato il Covid. Eravamo un’azienda già abituata ad una certa flessibilità nella gestione del lavoro tra casa e ufficio. All’interno del nostro team la gran parte del lavoro era gestita abitualmente comunicando tramite strumenti digitali.

Situazione un po’ diversa nel rapporto con i nostri clienti, con i quali fino ad allora svolgevamo spesso workshop di più giornate in presenza, specialmente all’inizio di un nuovo progetto. Tuttavia la transizione a nuovi modelli di workshop, condotti in videoconferenza, è avvenuta in modo naturale, contribuendo anche a snellire il processo, rendendolo più pragmatico e meno costoso per il cliente.

Abbiamo lasciato il fiume scorrere, immaginando dall’inizio che molti di questi cambiamenti avrebbero potuto essere permanenti. Quando alcuni del nostro team ci hanno detto di voler lasciare Milano per tornare alla loro città d’origine, abbiamo incoraggiato questa loro decisione. Io stesso ho sfruttato le circostanze per accelerare un progetto che avevo nel cassetto da un po’ di tempo e trasferirmi sulle montagne umbre, a quasi 600 chilometri dall’ufficio.

Oggi Moze ha ancora una casa, e questa casa è sempre a Milano e sempre in Talent Garden. Non più nel campus di via Merano (RIP), ma in quello di via Arcivescovo Calabiana, a sud-est. L’ufficio è usato da chi ha piacere di frequentarlo, senza particolari vincoli. Ogni giorno, o quasi, qualcuno di noi è lì. Grazie a questo modello di lavoro ibrido la nostra produttività è aumentata. La clientela, meno concentrata su Milano rispetto al passato, ora è più distribuita tra le principali città italiane ed europee.

Mentre la gestione operativa dei progetti su cui lavoriamo continua ad essere basata su strumenti digitali (Trello, Slack, GitHub, eccetera), abbiamo stabilito diversi appuntamenti a cadenza regolare che si svolgono su Google Meet e ci aiutano a vedere le cose dall’alto, a confrontarci sulla strada che stiamo percorrendo, a rafforzare e far evolvere la nostra visione per il futuro. Tra questi:

  • Gli incontri periodici 1-1 di ciascun membro del team con uno di noi partner. 
  • Il confronto periodico su temi tecnici per il team di sviluppo.
  • Il confronto ogni due settimane tra i nostri designer.
  • La retrospettiva mensile, in cui celebriamo i maggiori successi del mese, ci stracciamo le vesti per ciò che è andato storto e segnaliamo dove ci sembra possano essere apportati miglioramenti.
  • Un meeting annuale in cui presentiamo i risultati dell’anno precedente e tracciamo ad alto livello il cammino che vogliamo compiere nell’anno che inizia.
  • Alcune call settimanali o bisettimanali per valutare l’andamento di specifiche tipologie di progetti o di un singolo progetto di particolare rilievo.

Oltre a questi appuntamenti di carattere lavorativo, un paio di volte a settimana subito dopo la pausa pranzo c’è una call di mezz’ora a partecipazione libera, il “Moze Café”, utile per scambiare due parole tra colleghi anche su temi extralavorativi.

Durante l’anno cerchiamo anche di trascorrere del tempo in compagnia fuori dall’ufficio e lontani dal monitor. Dopo una pausa forzata per le ben note ragioni, stiamo progettando per i prossimi mesi un Team Retreat al mare, che seguirà le precedenti edizioni in tipografia, in pizzeria, in collina e in montagna.

Se vuoi unirti al nostro team, aspettati cose così. Se vuoi sceglierci come partner per il tuo prossimo progetto, sappi che avrai a che fare con gente così.




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